Recensioni

Nostalgie de l’avenir, Stefano Maurizi

Maurizi_coverLa nostalgia è un sentimento misto di tristezza e di ricordo. La Nostalgie de l’avenir di Stefano Maurizi però, è diversa. Non è tristezza e non è ricordo. Non è rimpianto e non è passato. È quello che sarà.
Sin dai primi brani dell’album si percepisce il disegno generale, il filo logico che lo percorre: raccontare. Raccontare la visione di una città come Parigi, introducendo chi ascolta in un viaggio che sembra essere un quadro impressionista, pieno di colori come piene sono le emozioni che si possono provare.
I quattro protagonisti di questo album riescono ha catturare subito l’attenzione di chi ascolta, instaurando un grande interplay che percorre tutto l’album, iniziando dal primo brano.

L’omaggio a Léo Ferré con Avec le temps (unico brano non originale) è sentito, sensuale e dinamico. Alina Impromtu fa da introduzione a questo racconto, dando un’impronta del grande respiro che ogni strumento ha all’interno di ogni composizione. L’accordeón di David Venitucci, portando un pizzico di sensualità e di sapore strettamente europeo in ogni brano, è un valore aggiunto e più che mai in Urban Jungles, dove il suo dialogo con il piano di Stefano Maurizi rende il brano veloce e dinamico, senza mai un attimo di respiro. Le sémaphore, Vicoli Segreti e Processione raccontano di questa città dai mille volti: dinamica come lo può essere soltanto davanti ad un semaforo che cambia velocemente il suo colore, misteriosa e sensuale come lo possono essere dei vicoli nascosti (sensazioni espresse benissimo dall’archetto utilizzato sul contrabbasso del bravo Mauro Gargano) e lenta, una litania che accompagna i tempi molto lunghi ma di alta tensione che una processione può dare. In modo lontano come l’album è iniziato, così si conclude con Shadows of Alina, misteriosa protagonista di questo racconto, con il pianoforte che esegue una magnifica intro accompagnata dal pizzicato grave del contrabbasso e dalla batteria di Antoine Banville , di contrasto alle alte note dell’accordeón.
Stefano Maurizi, leader di questo quartetto e protagonista del progetto, esce dalla grande scuola di Luca Flores e Enrico Pieranunzi e da loro assimila il modo di suonare lineare e sentito, riuscendo a stimolare le sensazioni anche visive di chi ascolta. Un tocco autentico, che lascia il segno.

Lo sguardo lungimirante della giovane etichetta Note Sonanti (fondata da Pasquale Mega), dopo un anno di attività, ha portato sulla scena jazzista un nuovo modo di intendere il jazz europeo e Nostalgie de l’avenir ne è la prova.
Ma perché avvenire? Perché ognuno di noi ascoltandolo deve carpire quello che ancora non è stato e che, una volta scoperto, ci porterà ad averne nostalgia.
Una nostalgia che non sa di passato.
Un avvenire che non sa di futuro.

Federica Di Bari

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2 thoughts on “Nostalgie de l’avenir, Stefano Maurizi

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