Focus on

Focus on: Luca Flores

luca floresNel primo Focus on voglio parlare di un pianista a me particolarmente caro: Luca Flores. Forse un po’ come tutti Luca l’ho scoperto quando ormai non c’era più. Quello che mi ha colpito all’inizio non è stata la sua storia ma il fatto che io abbia percepito il suo dolore ascoltando la sua musica ed in particolare How far can you fly? Quel brano riesce a trasmetterti tutto il dolore e tutta la lacerazione interiore che Luca aveva mentre componeva il brano.
Da li, ho inziato la mia ricerca su di lui

Luca Flores nasce a Palermo nel lontano 1956. La sua infanzia la trascorre in Mozambico, dove il padre (geologo) lavora. Inizia a studiare il piano a 5 anni, sotto la legida guida di Sister Coppertina, una suora molto severa che come ricorda la sorella Barbara, bacchettava le mani con una lunga matita gialla proprio sulle nocche delle dita in caso di errore. Ma Luca continuava i suoi studi imperterrito e si esercitava ogni giorno, sempre di più. Affascinato dalle quattro stagioni di Vivaldi, le ascoltava sempre, dicendo che quello era il Disco del Mondo, dove ascoltandolo potevi comprendere la bellezza di tutto quello che ti circondava. Era un periodo felice quello del Mozambico.

Poi ci fu un giorno, un bisticcio con la sorella, una risposta sbagliata alla mamma e il bacio della buonanotte per punizione non è stato dato a Luca. Il giorno dopo si parte tutti per la capitale, Luca deve andare dal dentista, la mamma guida. L’unico ricordo di Luca dell’incidente è la gonna della mamma che si impiglia nel cerchione della macchina e la trascina per qualche metro. Poi più nulla, nemmeno la mamma.

La famiglia Flores torna in Italia, Luca si diploma con il massimo dei voti al Conservatorio di Firenze. Poi incontra il jazz ed è amore a prima vista. Mette su un trio con degli amici (Lello Pareti e Alessandro Di Puccio), va a vivere con loro, suonano quasi ogni sera nel locali di Firenze. Ma è questione di tempo, Luca inizia a suonare con grandi nomi: Chet Baker, Massimo Urbani, Stefano Cocco Cantini, Tiziana Ghiglioni, Tullio de Piscopo, Lee Konitz, Paolo Fresu, Claudio Fasoli, Furio Di Castri, Alessandro Di Puccio, Kenny Wheeler, Dave Holland, David Murray, Nicola Stilo, Enrico Rava e tanti altri. Tutti vogliono Luca perchè sa far suonare il pianoforte come nessun altro, la poetica che esce dalle sue dita non ha eguali.

flores e urbani

Ma qualcosa è rotto dentro Luca. Iniziano le prime frequentazioni con i farmaci, le cliniche specializzate, i momenti di totale fermo alternati a quelli di grande produttività. Si incolpa della morte della mamma, pensa finanche che il suo uso ripetuto della scala in Mi minore abbia indotto Chet Baker al suicidio. Tenta di separarsi dalla musica: si taglia i polpastrelli delle dita e cerca di rendersi sordo. Il 29 marzo 1995, 10 giorni dopo aver registrato 5 brani musicali al Planet Sound Studios di Firenze, muore impiccandosi nella sua casa di Montevarchi. Il suo testamento sarà “How far can you fly?”, l’album che contiene i suoi ultimi brani.

Luca non è solo la follia o la depressione e la sua musica non parla di quello. Lui usava la musica per raccontare, per descrivere, era il suo linguaggio. Le note lettere dell’alfabeto, i suoi brani lunghi racconti di un mondo che apparteneva a lui e a noi che li ascoltiamo.

“Il linguaggio della musica è uno, ed è quello dell’anima, là dove le parole ci ingannano con i loro mille significati. È libera di volare in paradiso, di scendere nelle viscere dell’inferno o di starsene a galleggiare nel limbo. Io amo quei musicisti che cantano, scrivono e suonano ogni nota come se fosse l’ultima.Luca Flores, Staten Island, New York, 1990.

Luca parla con e attraverso le note, le colora come se stesse dipingendo un quadro. Il risultato èLucaFlores_g che chi ascolta Luca Flores non può far a meno di ridere, piangere, commuoversi o arrabbiarsi ogni volta che cambia scala o tonalità o semplicemente ritmo. La musica di Luca Flores è cosi: ti prede da subito e non ti lascia più andare. Sa scendere nel profondo, sa parlarti come pochi sanno fare e soprattutto ti fa conoscere veramente quei polpastrelli tagliati che scendono e salgono lungo gli 88 tasti

Da ascoltare:

Luca Flores – Where Extremes Meet – Splasc(h) Records
Luca Flores – Sounds And Shades Of Sound – Splasc(h) Records
Luca Flores – For Those I Never Knew (piano solo) – Splasc(h) Records (postumo)
Massimo Urbani – Easy To Love – Red Records
Chet Baker – A Night At The Sha-li-mar – Philology
Chet Baker – Chet Baker’s Last Recording as Quartet – Timeless

Curiosità:  Walter Veltroni (noto jazzofilo) ha scritto un libro su Luca Flores: Il disco del mondo. Vita breve di Luca Flores, musicista (Rizzoli). È molto bello ed emozionante, potete trovare l’edizione con il dvd in cui sono raccolti i racconti di amici e parenti. Anche Francesca de Carolis ha scritto un libro, basandosi su i racconti dell’ultima compagna di Luca, Michelle: Angela, Angelo mio io non sapevo (Stampa Alternativa). Riccardo Milani ha fatto un film nel 2007: Piano, solo con Kim Rossi Stuart nel ruolo di Luca.

Federica Di Bari

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