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Focus on: Tord Gustavsen al Ravello Festival 2013

IMG_6438Questa volta siamo andati in trasferta a Ravello in Campania, immersa nel bellissimo scenario della costiera amalfitana. Un posto da incanto, a strapiombo sul mare e immerso nella montagna. Ma chi siamo andati a sentire nel mezzo della costiera? Uno dei pianisti di punta della casa tedesca ECM, Tord Gustavsen con il suo quartetto.

IMG_6425Il viaggio crea sempre l’atmosfera giusta per l’attesa. Continui ad andare avanti cercando di arrivare alla destinazione prefissata, contando i minuti che ti separano dall’oggetto del tuo desiderio. Quello che vedi fuori dal finestrino diventa la bella cornice che si appone ad una splendida tela. Capisci di essere arrivato non quando fermi il motore della macchina ma quando senti i battiti del cuore accelerare, ti dicono ci siamo, è il momento. Lo scenario in cui si è svolto il concerto era da mozzare il fiato. Villa Rufolo , che dal 1200 è in piedi su quella scogliera è il luogo preferito per i concerti del Ravello Festival e quello di Tord Gustavsen non poteva avere che quella cornice.

Molti conoscono Gustavsen per la sua musica, in pochi per le idee che ha su di essa. “The Dialectical Eroticism of Improvisation“, è il punto di partenza nel comporre di Gustavsen.

“Come fa un improvvisatore a negoziare paradossi che coinvolgono la razionalità della costruzione di una struttura musicale e la “irrazionalità” della devozione e della trascendenza? Come fa lui o lei a gestire tensioni tra l’intensità del momento e la multidimensionalità del disegno complessivo musicale nel tempo? Quali sono i rapporti tra la necessità di controllare la musica e la necessità di cedere alla musica? Quali sono i meccanismi delle difficoltà  a volte paralizzanti e, d’altra parte, delle possibilità di realizzazione e di crescita di questi dilemmi o campi di tensione che si trova ad affrontare l’improvvisatore?”

Di qui nasce The Well, l’ultimo capolavoro del Tord Gustavsen quartet uscito dalle sapienti mani di Manfred Eicher e della sua ECM. The Well, come tutte le altre composizioni di Gustavsen partono da questo principio di unire gli opposti in modo creativo e dinamico e non per creare la “via di mezzo”.  Al trio di evansiana memoria (formato da Jarle Vespestad alla batteria e Mats Eilertsen al contrabbasso)  si aggiunge un sax tenore di Tore Brunborg ad interrompere gli schemi createsi tra piano, batteria e contrabbasso. Arriva, sconvolge ritmo, tempo e melodia ma non diventa il protagonista bensì inizia a dialogare portando se stesso. Ognuno dei quattro strumenti mantiene la sua identità pur diventando altro nell’insieme. E’ il creare rimanendo se stessi e non cercando la via di mezzo.

IMG_6471Il tocco di Gustavsen sulla tastiera era sempre calibrato e dinamico. Se lui voleva che ogni nota avesse la stessa identità ecco che ogni nota l’aveva. Girato sempre verso il meraviglioso panorama di Villa Rufolo, verso la luna piena che forse gli parlava o forse verso se stesso, sentendo prima cosa voler comunicare a chi lo ascoltava. E la musica la sentiva si, il modo in cui lo faceva danzando sulla tastiera sia con le mani che con il corpo non ha eguali. Sognante, dinamico, sentito, ammaliante. Non basterebbero come aggettivi per descrivere come suona Tord Gustavsen.

IMG_6456Jarle Vespestad riusciva a far cantare la sua batteria. Non era solo una questione di tenere il tempo o  di usare la batteria come strumento ritmico. La capacità di far uscire delle sfumature di suono da ogni piatto come dalla grancassa. Abilità di pochissimi batteristi.

IMG_6479Mats Eilertsen faceva vibrare il contrabbasso in ogni centimetro di ogni corda. L’uso sapiente dell’archetto sul contrabbasso era da brivido. Riuscire a far assumere un suono diverso ad uno strumento pur restando riconoscibile in ogni suo dettaglio. Era il conoscere il proprio strumento in ogni minima parte, vivere con esso e parlare attraverso di esso.

IMG_6452Tore Brunborg è stato di una maestria superba. Riuscire a non essere protagonisti con uno strumento come il sax tenore è difficilissimo. Come nulla parti con un assolo e concentri il suono su quanto lungo e veloce possa essere. Invece Brunborg riusciva a far arrivare meglio i silenzi e i respiri, facendoli amalgamare con il suono stesso e producendone uno tutto nuovo ma riconoscibile.

Questi quattro elementi mischiati ed amalgamati hanno dato vita a 1 ora e mezza filata di meravigliosa musica che non riesco a descrivervi per la sua bellezza, mi sembrerebbe di limitarla. Iniziata in modo sognante, con suoni attuitii ma perchè calibrati in ogni dinamica. Proseguita come in un racconto con esposizioni perfino del luogo in cui ci trovavamo (hanno suonato un brano composto in quattro per l’occasione e intitolato Ravello, appunto) spedito ma non con foga, per poi ritrovarci alla fine del sogno senza rendercene conto, svegliati bruscamente dalle luci e dagli applausi.

Un concerto che mi ha emozionato come pochi, perchè era musica che non veniva suonata giusto così, per il gusto di farlo. Era fatta si con amore e passione, ma anche con la testa, con la voglia di mettere un pensiero e di farlo scorrere tra le note. Una notte magica come poche possono essere.

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Federica Di Bari

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