Interviste

Marco Tamburini e il suo Immaginario

IMG_6518Partirei da Contemporaneo Immaginario. Io personalmente ci ho messo tre ascolti per capirlo ma una volta entrata dentro l’ho capito e mi ha presa. È un album particolare soprattutto per l’uso dell’elettronica che nel jazz sta prendendo piede. Cosa ne pensi?
C’è una differenza che farei tra chi usa l’elettricità e chi l’elettronica. L’elettricità vuol dire che attacchi un pedalino, trovi dei suoni e fine. Se ti devo fare il mio esempio, io faccio partire la modifica del suono da una pedaliera, poi passo ad un programma che ho sul pc e attraverso la scheda audio di quel programma in tempo reale modifico il suono. Quello che senti sul disco non è stato modificato dopo, è stato fatto tutto in tempo reale; Live electronics, cioè come improvvisi con la musica anche gli effetti li usi in tempo reale. Ci sono delle combinazioni di suono in quel disco li che non sono riuscito più a riprodurre. Dopo un po’ che sono tornato a suonare in acustico, mi sono reso conto che molti suoni che riproduco vengono dalla memorizzazione di molti suoni che ho sperimentato con l’elettronica. Quindi l’elettronica se usata in modo intelligente aiuta l’acustica. Al giorno d’oggi ti puoi vestire come vuoi, basta avere gusto.


La tromba è uno strumento complicato, perchè il suono te lo devi costruire tu, deve venire da dentro
Io lo sento quello strumento lì perchè ha tanta dinamica, da 0 a 1000. La cosa difficile della tromba è l’immediatezza del suono. Quando inizi a suonare la tromba prima di avere un suono decente devi impiegare un po’ di tempo. La tromba poi è sempre pensata come uno strumento d’attacco: invece no, a me piace la dolcezza del mio strumento. Poi ogni tanto spingo anch’io, ma io credo che ogni strumento, se suonato da un musicista, diventa parte integrante della musica. Altrimenti rimane uno strumento in mezzo a delle note. Gli esseri umani suonano quello che loro sono, non suonano le note: suonano quello che loro sono attraverso la musica. La tromba è come il canto, è immediato, ma con tante dinamiche in più ed è per questo che io l’ho scelta. Ad esempio il brano Contemporaneo Immaginario è frutto di una completa improvvisazione dove mi sono divertito con le dinamiche che potevo trovare.
A proposito, perchè Contemporaneo Immaginario?
Lo puoi vedere da tanti punti di vista. Immagini nel contemporaneo, il tuo immaginario nel contemporaneo o immagini contemporaneamente con altre persone che in quel momento sono li con te, con il pubblico. Questo perchè quando suoni pensi a delle immagini. Stasera ad esempio parto con un brano che si chiama Giochi di luce che ho scritto pensando di essere sul mare, a casa mia, in riviera romagnola, dove vedo tutte le luci di colore diverso in spiaggia.
Cos’è la tromba nel jazz?
Per me è una delle espressioni più assolute di quella musica perchè la dinamica della tromba è così difficile da spiegare, la puoi solo sentire ed esprimere.
Un trombettista che ti piace e uno che non ti piace?
Che mi piacciono ce ne son tantissimi, delle nuove leve Avishai Cohen mi piace tanto. I miei colleghi italiani li conosco tutti e li apprezzo tutti per ogni particolarità che hanno e io cerco di prenderla e farla mia.
Il tuo trombettista di riferimento?
Io ho iniziato a suonare la tromba perchè ho ascoltato un album di Chet Baker, poi dopo sono passato a Gillespie, Armstrong. Uno dei moderni che mi piace molto è Woody Shaw a cui abbiamo fatto un omaggio io e Fabrizio Bosso che sicuramente riproporremo presto.

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L’Itria Jazz Contest a Martina Franca non si poteva chiudere in modo migliore, con uno dei jazzisti italiani più apprezzati, non solo nel panorama della musica jazz ma anche di quella leggera. Marco Tamburini, classe 1959, è un trombettista con delle idee senza eguali. Contemporaneo Immaginario (Note Sonanti, 2011) è l’esempio di come mescolare una buona elettronica e il pensiero compositivo e armonico di chi suona.
Sul sagrato della chiesa di San Martino ha suonato con il bravissimo Ettore Carucci al piano, e i giovanissimi Francesco Angiuli al contrabbasso e Giovanni Scasciamacchia alla batteria. Vecchie e nuove generazioni a confronto ma come sempre nel jazz non è un confronto-scontro, è un dialogo, uno scambio di idee che ha portato ad un concerto meraviglioso, sentito, da brivido.
Da appassionata di tromba non potevo non immergermi nei suoni che uscivano dalla campana di Marco, da quel bocchino che “è un pezzo di plastica” creato dalle mani e dall’idea di Marco Tamburini. La tromba è dinamica, è velocità e dolcezza allo stesso tempo. Marco ha saputo esprimere al meglio queste sue qualità. Parlare, anche se per poco tempo con lui, mi ha fatto capire che forse la tromba meglio di qualunque altro strumento sa far uscire un musicista e il suo pensiero. Ma soprattutto, devi essere tu a voler e saper dialogare con il tuo strumento, qualunque esso sia. Solo così potrai fare uscire la musica che c’è in te.

Federica Di Bari

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