Focus on

Focus on: Massimo Urbani

urbani 2Tanti sono i personaggi un po’ pazzi nel mondo del jazz. Molti sono di oltre oceano come Charlie Parker o Charles Mingus, ma ce ne sono tanti anche di queste parti. Uno fra tutti: Massimo Urbani. Sassofonista classe ’57 è stato uno dei protagonisti indiscussi della scena jazz italiana degli anni ’70/80. Eclettico, spiritoso, folle, donnaiolo, solo pure quando in compagnia. Tutto questo e molto altro è Massimo Urbani. Quest’anno ricorrono i vent’anni dalla sua morte, la notte tra il 23 e il 24 giungo del 1993 a causa di un arresto cardiocircolatorio. Ma lui, non se ne è mai andato.


Sono così tanti gli aspetti di Massimo da raccontare che uno non sa mai da dove iniziare. Forse dalla sua adorazione per Charlie Parker, oppure per i pianti che si faceva ogni volta che ascoltava Billie Holiday, dei difficilissimi esercizi di sassofono classico di Marcel Mule, della sua tossicodipendenza o più semplicemente da come pensava la musica.

” Secondo me, è stato fatto di tutto dopo il silenzio di Cage a livello puramente estetico, non è che ci stanno tante cose da fare. Tutto sta nel fare non solo della buona musica, ma nel fatto che l’avanguardia, secondo me, sta nei sentimenti e non nelle forme. ” (Massimo Urbani, Massimo Urbani nella Fabbrica Abbandonata)

Provate a prendere Easy to Love, metterlo nello stereo (o nell’iPod, forse più in uso!) e ad ascoltare ogni respiro ed ogni nota dall’inizio alla fine. Non ce la fate a rincorrere Massimo, è più veloce di voi, nel pensiero come nell’esecuzione. Massimo cerca i sentimenti in ogni nota che suona, in ogni registro del suo sax. Mattine intere passate a studiare cose complesse e tecnicamente difficili e notti passate nei club di Roma a suonare, bere con gli amici e corteggiare tutte le belle ragazze che entravano nel locale. Massimo era l’enfant prodige del jazz italiano. Enrico Rava allora lo prese e se lo portò in America, a suonare con quelli che il bebop e Charlie Parker lo avevano toccato con mano, per poi dormire per due giorni in Central Park. Suona con Chet Baker e da lui cerca di carpire più nozioni possibili del suo idolo, ma quello che più gli rimane impresso è come Chet ci impiegasse due ore per mangiare un panino al prosciutto perchè senza denti.
urbani 3Easy to Love esce nel 1987 con Luca Flores al piano, Furio Di Castri al contrabbasso e Roberto Gatto alla batteria. Espressione massima del suo potenziale, Easy to Love è il più bell’album che Massimo abbia mai fatto: c’è la sua dedica a Parker, al rock di Hendrix e Davis, i sentimenti trasudano dal suo sax. È pura magia. Ma un’altra passione, la più grande e devastante che lui abbia avuto lo trascina nel baratro. La cocaina, la robba, lo porta giù, fino in fondo. “Le migliori cose che io ho suonato e composto non le ho fatte mai quando ero fatto, mai. È un mito da sfatare, non è la robba che ti fa suonare meglio, anzi ti fa perdere il suono“. E infatti: vende il sax in continuazione e si presenta ai concerti con strumenti fatti di plastica, prestati dagli amici che sono lì per ascoltarlo. Sono molte di più le volte che non si presenta che quelle che si presenta agli appuntamenti. I gestori dei club iniziano a non chiamarlo, troppo inaffidabile, fa saltare le serate. Troppi soldi chiesi in prestito, troppi amici che lo hanno abbandonato. Muore solo, nella casa di sua mamma a Monte Mario. Ma il suo sax, il suo suono, la sua passione per e nella musica non ci hanno mai lasciati.

Da ascoltare:

Massimo Urbani – Invitation – Philology
Massimo Urbani – Easy to Love – Red Records
Massimo Urbani – Duets improvisations for Yardbird (con Mike Melillo) – Philology
Mario Schiano e Giorgio Gaslini – Jazz a confronto 8 – Horo
Enrico Rava – Jazz a confronto 14 – Horo
Luca Flores – Where extremes meet – Splasc(h) Records
Chet Baker – Chet in Italy – Philology

Curiosità: Carola De Scipio ha raccolto curiosità e storie raccontate dagli amici di Massimo in Vita, Morte, Musica di Massimo Urbani (Stampa Alternativa, 1999). In sua memoria è stato istituito il Premio Massimo Urbani ai migliori solisti del panorama del Jazz. Facilissimo da trovare su YouTube è il video/documentario che Paolo Colangeli ha girato in una fabbrica abbandonata con Massimo: Massimo Urbani nella Fabbrica Abbandonata.

Federica Di Bari

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...