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Focus on: Manfred Eicher

manfred-eicher-imageGenio indiscusso del jazz europeo e non solo. Passare dalle sue mani vuol dire essere arrivati in un punto nella propria carriera, ma anche entrare a far parte del catalogo della ECM (Edition of Contemporary Music). Manfred Eicher, classe 1943 è l’uomo che nel 1969 fondò la ECM, etichetta di musica contemporanea e jazz più rispettata e importante a livello mondiale. Ripercorriamo insieme i passi e le idee che lo hanno portato ad essere il produttore più importante della scena mondiale.

Manfred Eicher studia all’Accademia di Berlino e suona il basso. Nel 1992 fu co – regista e co -sceneggiatore del film Holozän e nel 2002 ha scritto la musica per il film Kedma. Nel 1969 fonda la ECM (Edition of Contemporary Music) dove inizia produrre grandi nomi come Keith Jarret, Chick Corea, Jack DeJonette e tanti altri. Nel 1984 inaugura un altro ramo della ECM: la ECM New Series, dove si dedica interamente alla musica classica e fa un grande esordio: Tabula Rasa di Arvo Pärt. Ma quello che più contraddistingue questo nuovo ramo della ECM è come Eicher riesca a far suonare insieme idee che di loro sembrano separate. Ad esempio, il più grande successo che la ECM New Series registra è Officium con Jan Garbarek e il quartetto vocale Hilliard Ensemble, registrato all’interno del monastero di Saint Gerold. Sono queste notevoli intuizioni che fanno di Eicher un grande produttore. Il suo scopo non è quello di fare ciò che più richiede il mercato o ciò che più si ascolta al momento. Lui è alla ricerca del bello, dell’esperimento che riesce a trasmettere qualcosa a chi lo ascolta. 1110eicher.4Nelle sue produzioni non c’è jazz preso e rielaborato dal Real Book, ne la tradizione europea. Ci sono entrambe ma con il tocco originale dell’artista, di chi pensa quello che deve essere suonato. Per questo Eicher cura tutte le sue produzioni dall’inizio alla fine, da quando i musicisti sono in sala d’incisione fino alla copertina dell’album ed è per questo che la linea dell’ECM conserva in ogni produzione quel minimalismo estetico che fa da filo conduttore.
In un intervista Bollani parla della prima volta che entrò in sala con Eicher, della tensione che provava e di come si sentisse in soggezione di fronte a lui. La scaletta dell’album l’ha decisa Eicher e Bollani l’ha approvata. Ricorda poi come (ingenuamente dice Bollani) fece notare a Eicher come l’ultimo accordo dell’ultimo brano del disco fosse lo stesso con il quale il disco si apriva e Eicher rispose <<Yes, of course!>>.

“La musica è il centro della mia vita. E’ il nucleo essenziale , tutto il resto si irradia da esso e sono sempre tornato li : per le sale da concerto , chiese e monolocali. La musica è la mia vocazione : sessioni di registrazione dovrebbero avere un’atmosfera unica che accende il desiderio di cambiare qualcosa o , se necessario, di renderlo migliore, più perfetto . Per esempio per mettere in discussione cose, discostarsi dalle procedure ideate durante le prove, cose che erano abbastanza buone in concerto ma che cambiano nella solitudine di uno studio di registrazione , dove si è concentrati su altre orecchie e questo richiede una trasformazione.” (Manfred Eicher)

Per questo il bello e l’arte di fare buona musica ispira le persone, le rende migliori. Credo che in fondo sia questo l’insegnamento di Manfred Eicher. Dobbiamo cercare di comprendere come anche i suoni essenziali, melodie non conosciute per il nostro orecchio, siano di fondamentale importanza per la nostra crescita, anche per il nostro modo di intendere e vedere la musica. La musica senza fine è nel tempo vuoto, quello di Part, di Jarret, di Corea, di Gustavsen e di tutti quelli che Manfred Eicher ha deciso di rendere tali.

eicher 1

Federica Di Bari

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2 thoughts on “Focus on: Manfred Eicher

  1. Sono passato da un amore incondizionato ad un’insofferenza celata passando per un cauto interesse per l’ECM… Il motivo principale è proprio l’estetica ECM che inizia a risultarmi dittatoriale nei confronti della musica. Nel corso degli ultimi anni il suono ECM sta assumendo connotati troppo precisi, prevaricanti. Come un vino eccessivamente barricato assume più il sapore del legno che del lavoro in vigna ormai un musicista che entra in sala d’incisione con Eicher ne esce quasi anestetizzato e plasmato da esso. Sia chiaro le etichette hanno un loro sound e forse è giusto così, ma se del jazz ne abbiamo fatto una bandiera di freedom il sound ECM ormai mi appare più come un diktat estetico. Molvaer mi stupì con due meravigliosi dischi ECM, poi se ne andò per ampliare il suono e il suo viaggio. Dave Holland se suona ECM suona in un modo preciso, così Bollani, così Rava e via elencando,ormai un diluvio di trii suonano troppo simili tra loro. Insomma inizio a pensare che l’estetica ECM inizi a fagocitare se stessa, almeno sul jazz, discorso un po’ diverso su altre correnti musicali dove mi sembra meno invadente l’ombra di Manfred, ma ad onor del vero, non so se sentiremo mai Micus incidere per qualcun altro come fece agli esordi…

    • In parte sono d’accordo con te. I musicisti che entrano in sala con Eicher sanno perfettamente cosa lui vuole e si regolano di conseguenza. In questo si può vedere un tentativo di dare una linea alla propria etichetta. Il rischio? Scadere nel sempre uguale e non voler nemmeno rinnovarsi. Dall’altro lato dobbiamo dare onore al merito e alla sua grande capacità di aver capito in che direzione andava il jazz (e non solo, la ECM New Series è stata la prima e l’unica a pubblicare Arvo Pärt, musicista e compositore illuminato a mio parere) e quali fossero le voci da curare. C’è da aspettare e vedere come e se riesca ad evolversi.

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