Interviste

Enrico Rava: il jazz è per la vita

IMG_6891Sei il musicista che forse ha più dato impulso e notorietà al jazz italiano nel mondo. Quali differenze hai notato tra il modo di pensare il jazz in Europa e in America?
In America c’era una cosa che adesso c’è anche in Europa e che era un’urgenza di chi suonava, un’urgenza tale che i musicisti suonavano per la vita mentre in Europa erano più tranquilli, non suonavano come se fosse la loro ultima volta. Invece ora anche in Europa suonano così anche perchè i grandi americani hanno vissuto qui in Europa e anche in Italia e hanno portato il loro modo di vedere il jazz. Un po’ per volta questo modo di vedere la musica è entrato anche nel modo di fare dei jazzisti nostrani. E di contro forse prima gli europei erano più creativi, non tutti però, in genere era così.


Cosa vuol dire suonare jazz con le nuove generazioni?
Fantastico. Mi danno un sacco di energia, sono il mio connection con il mondo e con quello che succede. Da loro prendo quella cosa in più, quell’entusiasmo che mi fa suonare e suonare. Anche per questo faccio tante masterclass, come quella che sto facendo in questi giorni a Matera, traggo da loro la mia energia.
Hai avuto una carriera fantastica e lunghissima e hai visto il jazz evolversi e diventare diverso. È cambiato anche il tuo modo di comporre?
Onestamente no, non è cambiato. Ad esempio, quando suono con il mio quintetto e alcuni musicisti del gruppo, giovanissimi, vanno a recuperare alcuni dischi miei del ’75 e mi dicono “Perchè non suoniamo quello?” è come se lo avessi scritto ieri. Io più o meno ho questa immagine della musica che è la mia. Poi chiaramente quando suoniamo gli standard è diverso, ma quando suono la mia musica non credo che sia cambiata molto, son cambiate certe cose, a volte mi piace entrare nei ritmi funkeggianti ma l’idea generale è sempre quella.
IMG_6898Cosa vuol dire lavorare con Manfred Eicher?
Lui è un vero produttore artistico, non è come in generale produttori artistici che non capiscono niente. Solitamente se dicono “Tranquillo è venuto benissimo” vuol dire che è da rifare e viceversa. E invece con Manfred è veramente speciale. È un musicista, ha suonato in un’orchestra sinfonica, ha fatto jazz, ha registrato colonne sonore e il suo modo di intendere la produzione spazia da musicisti come Arturo Benedetti Michelangeli, Arvo Part, è uno che sa cosa dice. Sapere che c’è lui in sala primo sappiamo che sarà sicuramente un bel suono perchè lui ha un orecchio magnifico che percepisce davvero cosa sia un bel suono, secondo sappiamo che se abbiamo dei problemi lui può intervenire. Perchè alcune volte può succedere che uno va in studio ed entra in paranoia e le cose si bloccano ma se c’è lui, riesce subito a far ripartire tutto. Poi non è come credono tutti che in sala ti rompe sempre, se uno sa esattamente cosa vuol fare lui non mette becco. Ad esempio per Rava On The Dancefloor non ha fatto una piega, gli è piaciuto da morire sin da subito ed è intervenuto solamente sul missaggio.
Io ho una domanda di rito per chiudere le chiacchierate, chi è il musicista che ti a fatto scoprire il jazz da ragazzo?
Bix Beiderbecke, che ancora oggi ascolto abitualmente e anche Louis Armstrong, sono i miei due capisaldi di quando ero ragazzino. Poi Miles Davis è stato il mio punto di riferimento nell’organizzazione della musica nel senso di come organizzare il quintetto, i musicisti e il brano.

IMG_6885

Cercare di suonare ogni nota come se fosse l’ultima non è facile, specialmente se sai che quella non sarà mai l’ultima, ma domani ne seguiranno forse il doppio di quelle suonate in questa serata. Eppure Enrico Rava ci riesce e anche con una facilità non da poco. Standard certo, suonati uno dietro l’altro senza pause e senza momenti di riflessioni. Un flusso continuo di musica inarrestabile, di note suonate lente e sentite oppure veloci ed entusiaste. Rava non si ferma, suona come se fosse la sua ultima volta. Vi confesso tanta emozione nel sentirlo e nel parlarci, uno perchè io ho iniziato ad ascoltare il jazz con un suo album (cosa che gli ho confessato con tanto di rossore sulle guance), due perchè ha suonato davvero da far venire i brividi.
IMG_6888In particolare ha iniziato a soffiare dentro la campana della sua tromba le note di My Funny Valentine in un modo così delicato, gentile ma sentito come non mai, come se la persona per cui stesse suonando fosse lì davanti a lui in quel momento. O forse quella persona era tutto il caloroso pubblico del Teatro Padre Turoldo di Taranto che estasiata lo ascoltava. Bravi anche Attilio Troiano al sax, Vincenzo Cristallo alla chitarra, Giuseppe Valenza al contrabbasso e Pasquale Fiore alla batteria, perchè stare dietro ad Enrico Rava non è facile ma loro ci sono riusciti e molto bene. Il grazie e i complimenti più grandi vanno a Larry Franco e Eddy Olivieri che hanno portato Enrico Rava a Taranto e che hanno organizzato una bella stagione jazzistica che sarà presente fino ad inverno inoltrato sulle scene tarantine (e soprattutto grazie per avermi sopportato nella mia impazienza di parlare con il maestro!). La tromba non è facile ma se la capisci, la comprendi può diventare il tuo unico modo di esprimerti e per Enrico Rava è principalmente così, l’unico modo di comunicarsi agli altri. Ed è un modo magnifico.

Federica Di Bari

IMG_6931

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...