Recensioni

Tribe, Dario Yassa Trio

dario yassaUn albero è come il jazz: solido, rigoglioso, con rami che portano in tante direzioni e che a volte si intrecciano e con delle radici ben salde e profonde. Chi inizia a fare jazz parte dalle radici, dalla tradizione per poi dirigersi verso i rami più alti e sperimentare, senza mai dimenticare da dove si è partiti. In questo modo si fa crescere un altro ramo ancora e via così, fino ad assomigliare ad un ulivo secolare. È questo l’esperimento del pianista Dario Yassa con il suo Tribe, uscito per la Music Center.

Ad accompagnare Yassa in questo viaggio tra presente e passato ci sono Mattia Magatelli al contrabbasso e Riccardo Tosi alla batteria. Tra i tre c’è un ottimo interplay che esce bene fuori tanto nei momenti improvvisativi quanto nell’esposizione dei temi degli otto brani inediti. Una forte e solida tecnica accompagna l’esecuzione di ogni brano, insieme alla visione di chi vuol regalare una sensazione. Risulta quindi un racconto per immagini che parte dal primo brano fino ad arrivare all’ultimo, cercando di evocare suoni famigliari con i tre strumenti (come in Rain Maker). Il voler tornare alle radici di questo enorme albero che è il jazz si nota già dal titolo dell’album Tribe, che dai titoli di alcuni brani come Propitiatory Dance e Tribal che, al loro interno, richiamano con accordi quei sapori tribali che si potevano ascoltare in una piantagione di cotone come in un villaggio africano. Con abilità, Yassa e compari riescono a portare questi colori tribali alle sonorità tipiche di un jazz americano come europeo, influenze molto presenti sia nell’esposizione dei temi come nelle improvvisazioni. Abili con i cambi tempo nei brani, riescono poi a tornare con estrema facilità agli accordi del tema per poi spaziare ancora con l’improvvisazione. Ogni brano è caratterizzato da strutture ben pensate nella loro rigidità schematica ma libere nell’esecuzione. Molto interessanti sono in Tribal queste gabbie di ostinati nelle quali improvvisare che rendono perfettamente quell’idea di tribale e di ripetitivo che va in ascensione verso qualcosa di superiore.
Dario Yassa, alla sua grande tecnica influenzata dai grandi pianisti americani come McCoy Tyner e Monk, aggiunge una grande capacità interpretativa, in grado di dare quei colori e quelle immagini che serviranno poi per interpretare ogni singolo brano.
Mattia Magatelli al contrabbasso è di grande respiro e lirismo. Il suo suono ben articolato e pulito si fa sentire in ogni improvvisazione, regalando quel tocco in più ad ogni brano.
Riccardo Tosi è un ottimo collante con la sua batteria, facendo si che si possa creare quell’interplay ottimale in ogni brano. Molto intimistico con le spazzole, da il meglio di se con esse.
Tribe unisce delle composizioni belle e studiate a ritmi e armonie dove potersi esprimere al meglio con l’improvvisazione. I suoi temi semplici ed evocativi richiamano immagini e colori di posti lontani e allo stesso tempo famigliari. Il prendere spunto dall’intero albero del jazz fa di Tribe un nuovo ramo nascente che, grazie al bellissimo interplay dei tre musicisti, potrebbe crescere forte e rigoglioso.

Federica Di Bari

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...