Interviste

Michael Rosen: il jazz tutto da scoprire

rosen 1Quanto del jazz americano porti nelle tue collaborazioni con i musicisti italiani e se questi sono due modi di vedere il jazz diversi, come si incontrano?
Quando sono arrivato in Italia sono stato per qualche anno a Milano e ho frequentato musicisti che erano molto sulla via del jazz europeo e mediterraneo, come il mio amico Bebo Ferra. E per un po’ di anni mi hanno portato su questa strada del jazz europeo e stavo diventando meno americano di tanti italiani nel modo di scrivere e di suonare.

Da quando sono a Roma, ormai da una decina di anni, ho cominciato a capire in realtà che il jazz è jazz e tutto quello che ho assorbito qua mi ha fatto tornare la voglia di tornare ad essere dinuovo americano e mi sono messo a ricercare il jazz dalla tradizione fino a seguire le correnti nuove. L’america comunque continua ad essere il faro di riferimento per quella che è la proiezione del jazz nel futuro perchè li le cose cambiano molto più velocemente rispetto a qui. In generale tendo ad avere dei modelli ben precisi che poi sono abbastanza tradizionalisti, ma seguo tantissimo anche i giovani che stanno tirando fuori delle idee nuove e molto interessanti e questa cosa ha fatto ringiovanire un po’ anche me.
E questo ringiovanimento lo porti anche nel tuo modo di comporre o nei tuoi album da leader?
No in quelli registrati fin ora. Adesso volerò a New York a novembre per registrare un album dove abbiamo deciso di fare brani moderni, tutti da scoprire.
Qual è il sassofonista che ti ha segnato e accompagnato nella tua crescita musicale?
rosen 3In realtà ci sono stati direi cinque musicisti che mi hanno segnato nel mio mondo jazz ma quello che mi ha fatto decidere di fare musica è Michael Brecker perchè lui era veramente meraviglioso. Poi sono passato da John Coltrane a Stan Getz e poi un po’ di anni dopo è arrivato il giovane Mark Turner che mi piace davvero davvero tanto e che mi ha influenzato parecchio negli ultimi anni insieme a Joe Henderson che per me rimane il più interessante in assoluto degli ultimi tempi.
Quanto ha segnato lo stile compositivo di Mingus o il suo modo di suonare per te?
Nel mio disco Edge c’è tanto di Mingus e di Tristano. A livello di composizione Mingus mi ha influenzato tanto ma in modo quasi indiretto perchè essendo un contrabbassista non era uno dei miei ascolti frequenti, ma a livello di composizione credo che mi abbia parecchio dato da pensare.
Chi è il giovane Michael Rosen?
C’è un ragazzo, Logan Richardson che è molto interessante e che ho sentito poco tempo fa e ha già fatto un po’ di cose veramente da sentire e da tenere sott’occhio. Ma più in generale a New York ce ne sono tanti, bravi, ancora tutti da scoprire.

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Il sagrato della chiesa di San Martino a Martina Franca, d’agosto diventa il palco perfetto per le serate di jazz. Il 26 agosto è stato Michael Rosen a calcarlo insieme al Pasquale Mega quintet (Pasquale Mega, Claudio Chiarelli, Vince Abbracciante, Camillo Pace, Giovanni Angelini) per una versione di Coloriade tutta da scoprire (la recensione di Coloriade del Pasquale Mega Ensamble la trovate qui https://saltpeanutsjazz.wordpress.com/2014/03/21/coloriade-pasquale-mega-ensemble/). Michael Rosen fa parte della generazione che mette insieme il vecchio con il nuovo. I cambi ritmi e le colorate partiture di Coloriade hanno permesso a Michael di esprimersi in tutti i suoi virtuosismi come in tutte le sue sfumature, segno di come la grande esperienza possa far nascere sempre qualcosa di bello e di nuovo. Una veloce chiacchierata aspettando di mangiare la carne dopo il concerto, ha chiuso questa favolosa serata di puro e bellissimo jazz.

Federica Di Bari

CAM01375

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