Interviste

Enrico Zanisi e Mattia Cigalini: la totalità del jazz

zanisi cigalini 3Il vostro è un duo molto particolare: piano e sassofono. Due voci che insieme restituiscono a chi ascolta un suono molto bello. Come siete riusciti a crearlo?
Enrico Zanisi: Diciamo che ci sono vari esempi in passato di duo piano e sax ed è molto difficile rapportarsi a quelli. Noi abbiamo cercato di fare qualcosa di diverso unendo le nostre diversità.

Due ragazzi giovanissimi, appassionatissimi di jazz, come si arriva così giovani a pensare di suonare jazz?
Mattia Cigalini: Io personalmente quando ho conosciuto il jazz non ho più avuto possibilità di tornare indietro per la sensazione di libertà che restituisce. Per un ragazzino come ero io, innamorato di questo strumento, una volta incontrato il jazz ho capito che la mia musica poteva servire ad una causa molto più ambiziosa e che le mie note potevano avere il potere di veicolare la musica in una direzione piuttosto che un’altra in qualsiasi momento. Questo è quello che mi ha fatto innamorare del jazz, oltre all’ascolto di Kind of Blue.
EZ: Io ho avuto la fortuna di avere due genitori musicisti, in casa c’era questo pianoforte, ho cominciato a suonare e suonavo musica classica. Però parallelamente alla musica classica, mi è sempre piaciuto trattare il pianoforte come se fosse uno strumento per me più che per Bach, Chopin ecc. Verso i quattordici anni ho capito che quello che io suonavo sul pianoforte in maniera abbastanza intuitiva era molto simile a delle registrazioni che mi facevano ascoltare i musicisti che frequentavo di Oscar Peterson, Wynton Kelly, Bill Evans, Thelonius Monk ecc. Trovavo che il modo di stare sul tempo, le alterazioni, le melodie, gli accordi, le armonie che emettevo in maniera intuitiva erano molto simili a quelle che sentivo e mi son detto perchè non cominciare?
Da premiare la tenacia che avete avuto entrambi. Magari un ragazzo di sedici, diciasette anni anche se musicista non avrebbe intrapreso la stessa strada
EZ: Il jazz attrae proprio perchè ha questa componente intuitiva dell’improvvisazione che ti permette di divertirti sullo strumento a prescindere da quello che uno deve leggere e interpretare. Il fatto di creare con lo strumento improvvisando, magari non sai né come si chiama né che cosa è, poi ad un certo punto scopri che c’è qualcuno che ha fatto una cosa simile, c’è una storia dietro, una cultura e lentamente ti avvicini.
Come ricercate il vostro suono sullo strumento?
MC: Nel mio percorso, avendo iniziato il conservatorio con lo studio classico del sax, che ha questo suono scuro, quasi alienante; ho dovuto tenermi due vestiti diversi ben separati da utilizzare sia a livello di impostazione che a livello di scelta dell’imboccattura che è un dettaglio molto importante per determinare il timbro dello strumento. Penso che il suono, con tutte le accezzioni che può avere, denota il peso specifico di un musicista ed è proprio nel timbro che un musicista racconta la sua vita, il suo essere, le sue esperienze diverse ed è la cosa più difficile da ricercare, impossibile da studiare perchè fare gli esercizi sulle note lunghe sono finalizzati a raffinare il dettaglio dell’emissione ma non è immediato il peso specifico che tu dai a quella nota. Per questo penso che adesso i veterani del jazz se suonano anche un banale do centrale hanno modo di raccontare dentro sessant’anni di storia del jazz, anche se la posizione e la quantità d’aria e lo strumento e tutto quanto resta lo stesso. Usare questo singolo suono per raccontare una storia rimane un traguardo ambizioso e mai raggiungibile perchè si sposta sempre più in avanti.
EZ: Il suono è chiaramente la caratteristica principale per un musicista, ciò che lo contraddistingue. La ricerca in quel senso è sempre una via di mezzo tra l’intuizione, quello che uno sente, la musica e anche lo studio della tradizione. Oltre al jazz non potremmo pensare per esempio a Jimi Hendrix senza il suono di Jimi Hendrix o ai Led Zeppelin senza il suono di Jimmy Page. Il suono purtroppo nella classica è diventato standardizzato anche con i conservatori quindi il sax classico ha un determinato suono, il pianoforte ha determinate dinamiche, il tocco deve essere in un determinato modo ecc. Invece se fosse uniformizzato nel jazz come nella musica moderna sarebbe una rottura di scatole infinita perchè ciò che contraddistingue un musicista è il suono quindi quella è una ricerca fondamentale.
MC: Prendendo la carriera del musicista più importante del jazz come Miles Davis, Miles a mio avviso non era un gran musicista, non era un virtuoso ma la genialità di Miles era che lui si concentrava con una profondità incredibile sul suono, sulla voce, sul parlare con la tromba e, un’altra componente incredibile è che lui faceva suonare tutti i suoi gruppi come un unico strumento e ogni impronta timbrica rimaneva forgiata in un disco che entrava subito nella storia.
Il jazz nei conservatori. Pro e contro.
EZ: Io ho fatto la specialistica in jazz a Frosinone. È stato utile per molti versi, ho avuto degli insegnanti molto capaci. È chiaro che dal momento in cui qualcosa si conserva rischia di perdere quella fase di creatività che nel jazz è fondamentale però nessuno ha ordinato di fare il conservatorio, se lo vuoi fare è qualcosa che devi fare in maniera consapevole, anche per il musicista classico. Bisogna capire che studiare questa musica è un’opportunità in più per capirla ma l’importante è la ricerca personale, il proprio suono, le collaborazioni, l’ascolto, altra musica, leggere e tanto altro.
Tornando a Right Now, da dove parte l’idea di questo album? Come avete deciso di formare questo duo e di suonare la vostra musica?
MC: È stato tutto casuale. Io e Enrico ci siamo incontrati al concorso Massimo Urbani e avevamo sedici, diciasette anni e c’è stata subito empatia. A distanza di anni ci siamo ritrovati insieme come artisti della Cam Jazz e l’idea di Right Now è stata di Ermanno Basso che ci ha consigliato di fare qualcosa insieme. Ci siamo trovati in un concerto dalle parti di casa mia e ci siamo confrontati e abbiamo scritto qualcosa insieme. Quello che ha fatto maturare questo duo sono stati i live.
EZ: Perchè nel jazz bisogna suonare, non c’è spartito che tenga. L’unico modo per vedere se la cosa funziona è suonarla dal vivo.
Domanda di rito per chiudere questa chiacchierata. Il vostro musicista di riferimento.
EZ: Se mi chiedevi il calciatore facevamo prima! Ogni periodo ha il suo musicista di riferimento. Sono cresciuto con Oscar Peterson, poi sono passato a Bill Evans, poi sono passato a Keith Jarrett, poi sono passato a Brad Mehldau ecc. ma sceglierne uno è veramente arduo. Uno che mi ha cambiato molto per quanto riguarda la parte jazzistica è stato Mehldau, ma posso dire altrettanto di Jarrett, di Monk e via così.
MC: Non sono mai riuscito a rispondere del tutto a questa domanda perchè oggi ti posso dare una risposta che domani non conta più niente, però ci provo. Un musicista che a livello di musica totale mi ha comunicato e ispirato più di ogni altro è il compositore Béla Bartók per tantissimi motivi. Attualmente direi che il mio sassofonista preferito è Jackie McLean.

zanisi cigalini 1

L’Itria Valley Jazz Festival, sotto la direzione artistica di DOSA Enjoy, non poteva aprirsi in modo migliore: Enrico Zanisi e Mattia Cigalini. Un concerto inteso, pieno di jazz e di tante parole non dette ma suonate con una maestria da musicisti ormai consumati. La freschezza del linguaggio di Zanisi e Cigalini si misura con dei temi appasionanti. Dal vivo resitituiscono una grande passione, passione che si nota in ogni singola nota suonata. La voglia di cercare, di andare oltre pur mantenendo le radici ben salde nella tradizione lascia spazio a sonorità e armonie travolgenti. Un concerto che ha tenuto la splendida cornice di Piazza del Plebiscito di Martina Franca con l’orecchio in un ascolto attento. Ci hanno presi dalla prima fino all’ultima nota e noi che eravamo li ad ascoltarli, ci siamo persi nella loro musica e nei loro spazi sonori. La lunga chiacchierata con questi due splendidi ragazzi ha dato frutto a questa intervista.

Federica Di Bari

zanisi cigalini 2

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